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mar 28 gen

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Giardino dei Caduti sul Fronte Russo

82° Anniversario battaglia di Nikolajewka (Russia)

82° Anniversario battaglia di Nikolajewka (Russia)
82° Anniversario battaglia di Nikolajewka (Russia)

Data e Luogo

28 gen 2025, 00:00

Giardino dei Caduti sul Fronte Russo, Via Cassia, 737, 00189 Roma RM, Italia

Memoriale della Ricorrenza

Nell'autunno del 1942, il Corpo d'Armata Alpino, comprendente le Divisioni alpine Cuneense, Tridentina e Julia, era posizionato sul fronte del fiume Don, affiancato da altre unità italiane, tedesche, rumene e ungheresi. Il 15 dicembre, le forze russe, con un potenziale d'urto sei volte superiore, circondarono e attaccarono le Divisioni italiane a est del Don. Nonostante pesanti perdite e la ritirata delle Divisioni di fanteria, il Corpo d'Armata Alpino ricevette l'ordine di resistere. Il 13 gennaio 1943, i russi avviarono la terza fase dell'offensiva, riuscendo a circondare il Corpo d'Armata Alpino in una vasta sacca.

Con la catastrofe imminente, il generale Gabriele Nasci ordinò il ripiegamento. Il 17 gennaio iniziò la ritirata dell'intero Corpo d'Armata Alpino, con la sola Divisione Tridentina ancora operativa. La marcia verso la salvezza divenne un'odissea drammatica di 15 giorni su 200 chilometri, caratterizzata da atti di coraggio e determinazione. Il 26 gennaio del 1943, gli alpini della Tridentina raggiunsero Nikolajewka, dove, nonostante le avversità, riuscirono ad espugnare la città. La battaglia fu cruenta, con gli alpini che combatterono casa per casa, subendo pesanti perdite, ma senza mai arrendersi. Dopo Nikolajewka, la marcia continuò fino a Bolscke Troskoye e Awilowka, dove gli alpini trovarono finalmente rifugio il 30 gennaio. Il 31 gennaio, con il passaggio delle consegne ai Tedeschi, terminò l'attività sul fronte russo.

I superstiti furono riportati in Italia, ponendo fine a un'epica pagina di sacrificio e coraggio. Nonostante le enormi perdite, la determinazione degli alpini permise loro di superare le avversità e raggiungere la salvezza, dimostrando un esemplare spirito di corpo e senso del dovere.

Durante i mesi precedenti, le forze sovietiche avevano accerchiato la 6ª Armata tedesca a Stalingrado (operazione Urano) e avevano sconfitto completamente le armate romene e gran parte dell'8ª Armata italiana (operazione Piccolo Saturno). L'offensiva successiva, Ostrogožsk-Rossoš', sferrata il 12 gennaio 1943, superò le linee difensive dell'Asse, provocando il crollo del fronte sul fiume Don e la ritirata.

Le due battaglie di Schelijakino e Warwàrowka furono cruciali per l'esito dello scontro conclusivo, in cui reparti come l'artiglieria a cavallo (le Volòire), il Battaglione Alpino Morbegno e altre unità alpine, sacrificandosi quasi interamente, distrussero gran parte dei mezzi corazzati russi disponibili in quel settore. Le forze italiane, tedesche e ungheresi, provate dai combattimenti e dal gelido inverno russo, si trovarono ad affrontare reparti dell'Armata Rossa nel villaggio di Nikolaevka per bloccare la fuga dalla grande sacca del Don.

La colonna delle truppe in ritirata, composta da unità italiane insieme a reparti tedeschi e ungheresi, fu bombardata dai caccia dell'Armata Rossa fin dalle prime ore del mattino. La 2ª Divisione alpina Tridentina, l'unica ancora in grado di combattere, fu incaricata di iniziare l'assalto al villaggio, l'unica via per il ritorno a casa. Durante l'attacco, i battaglioni Vestone, Verona, Valchiese e Tirano si distinsero particolarmente.

Nonostante lo sbandamento che sarebbe stato comprensibile, considerando le truppe in ritirata, gli italiani sostennero lo scontro con i sovietici, meglio equipaggiati con armi pesanti e artiglieria. In serata si unì all'attacco il Battaglione Edolo, contribuendo allo sforzo della Tridentina guidata dal generale Luigi Reverberi. Grazie all'utilizzo dell'unico carro armato tedesco ancora funzionante e alla disperata lotta per sfuggire all'accerchiamento, riuscirono ad aprire un varco tra le linee sovietiche.

Le perdite italiane furono pesanti, ma le truppe dell'Asse, seppur decimate e completamente disorganizzate, riuscirono a raggiungere Šebekino il 31 gennaio 1943, fuori dalla presa russa. Dopo la battaglia di Nikolaevka, dei 61.155 uomini del Corpo d'Armata Alpino all'inizio della ritirata, solo 13.420 furono contati come usciti dalla sacca, oltre a 7.500 feriti o congelati. Circa 40.000 uomini rimasero indietro, morti nella neve, dispersi o catturati.

Migliaia di soldati vennero fatti prigionieri durante la ritirata e radunati dai sovietici in vari campi, tra cui il tristemente noto campo di Rada vicino a Tambov. Solo una percentuale minima di questi prigionieri farà ritorno in Italia a partire dal 1945.

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