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Luogo da definire

106° Anniversario conquista del Corno di Cavento (Trento)

106° Anniversario conquista del Corno di Cavento (Trento)
106° Anniversario conquista del Corno di Cavento (Trento)

Data e Luogo

15 giu 2023, 00:00

Luogo da definire

Memoriale della Ricorrenza

La conquista del Corno di Cavento 

​​​​​​Durante la prima guerra mondiale il gruppo dell'Adamello fu terreno di importanti operazioni belliche. Il confine tra Regno d'Italia (a ovest, Valcamonica, Lombardia) e l'Impero austro-ungarico (a est, valli Giudicarie e Rendena, Trentino), attraversava il gruppo passando da Monte Fumo, Cresta Croce, Monte Mandrone, Punta del Castellaccio, fino al passo del Tonale.

Nella primavera del 1916 gli alpini italiani erano attestati al rifugio Garibaldi e gli austriaci presidiavano la dorsale Monte Fumo - Lobbia Alta e la dorsale Corno di Cavento - Crozzon di Folgorida, con importanti basi logistiche al rifugio Mandrone e al rifugio Carè Alto. In circa un mese, tra il 12 aprile e il 14 maggio 1916, gli alpini conquistarono prima la linea Monte Fumo - Lobbia Alta, poi il Crozzon di Folgorida, il Crozzon di Lares e il Passo di Cavento, e infine i passi di Folgorida e delle Topette.

Il Corno di Cavento, rimasto in mano agli austriaci, fu conquistato l'anno successivo, il 15 giugno 1917, con un'operazione su più fronti: dopo un intenso bombardamento della vetta, gli alpini sciatori attaccarono dalla vedretta di Lares, mentre compagnie di rocciatori attaccavano dalla cresta nord e dalla difficile parete nord ovest.

Gli austriaci f​urono respinti sulle posizioni del Monte Folletto e del Carè Alto. L’operazione presentava gravi difficoltà, poiché da nord e da ovest, cioè dai punti più favorevoli per l’attacco, il Corno di Cavento era una sola immane parete, solcata da canaloni inaccessibili. Nel versante est la vedretta di Lares, che saliva fino a lambire la vetta, era cosparsa di ridotte austriache, collegate fra loro in un solido sistema difensivo.

La scalata del Corno di Cavento era stata studiata in tutti i suoi particolari. Non vi era canalone, per quanto angusto, tendente alla vetta, che non fosse stato in precedenza scrutato, con lunghe e pazienti osservazioni e con l’aiuto delle valorose guide valdostane del battaglione « Val Baltea ». Approvata l’operazione, se ne iniziò la preparazione nel marzo 1917, con una lenta e cauta costruzione di baracche e magazzini, con lo schieramento dell’Artiglieria, con lo studio del terreno e la preparazione morale dei Quadri e delle truppe.

Ai primi di giugno l’operazione era pronta. Si doveva, con le 3 compagnie sciatori, 1a, 9a e 10a attaccare le linee della vedretta di Lares e col battaglione « Val Baltea » e con la 2a compagnia sciatori attaccare il Corno. L’azione si iniziò alle 4,30 del 15 giugno, col fuoco di 25 pezzi di Artiglieria.

Al segnale convenuto, le 4 compagnie sciatori lasciarono arditamente le posizioni di attesa e si lanciarono sulla vedretta di Lares. Precedute da Sezioni Pistole Mitragliatrici, avanzarono a nuclei, a larghi intervalli. La loro avanzata fu subito ostacolata da un numero rilevante di mitragliatrici nemiche, sparse nelle ridotte della vedretta. Fu ordinato allora all’Artiglieria di concentrare il suo tiro su di esse. I reparti del battaglione « Val Baltea », al momento prescritto, mossero all’attacco: la 242a compagnia procedette da nord a sud, con 2 plotoni lungo la cresta rocciosa e l’altro attraverso i crepacci del versante orientale. Il quarto plotone rimase in rincalzo.

Alle ore 11,25 i due primi plotoni avevano già raggiunta la Bottiglia; mentre, con manovra abile ed arditissima, il plotone che saliva dal versante est, si portava avanti, strisciando a sbalzi sulla neve. Arrampicandosi di roccia in roccia, aiutandosi con corde manilla e chiodi da ghiaccio, compiendo un vero miracolo, gli Alpini scalarono la parte nord del Cavento sotto raffiche di mitragliatrici e lancio di bombe a mano, accompagnati dai tiri precisi della nostra Artiglieria e della 1a e 2a sezione mitraglieri. Alle ore 12,40, dopo prodigi di valore, i due primi plotoni occupavano la cresta del Corno di Cavento; mentre il 3° s’impossessava della ridottina n. 1, poco sotto la cresta.

La 241a compagnia, preceduta dal plotone allievi ufficiali, alle ore 9,30 mosse anch’essa seguendo l’itinerario fissato e, passando sotto il Corno di Cavento, raggiunse senza grandi fatiche la quota 3064. A questo punto ebbero inizio le maggiori difficoltà che si possano immaginare nella scalata di una parete di roccia. Suddivisi in drappelli ed in gruppi, aiutandosi a vicenda, trascinandosi con corde, gli uomini della 241“ compagnia procedettero risolutamente, senza un momento di arresto, verso la vetta.

Alle ore 13 i primi gruppi raggiunsero la cresta; alle ore 15 tutta la compagnia, senza un solo ritardatario e con pochi feriti, si trovava schierata dalla cima di Cavento alla sella a sud, tra Cavento e Folletto. « Il movimento aggirante di questa compagnia fu certamente scorto dal nemico e contribuì grandemente al successo.

Le compagnie sciatori lentamente continuarono nella loro avanzata fino alle ore 14, dopo di che, essendo ormai consolidata la nostra occupazione del Corno di Cavento, primo nostro obbiettivo, fu dato ad esse l’ordine di sostare e di ripiegare a sera sulle posizioni di partenza e quindi, durante la notte, alla linea dei passi Veneroccolo e Brizio. La conquista della formidabile posizione, della quale il nemico aveva fatto un vero e proprio caposaldo, era stata compiuta in breve tempo e con perdite lievissime. Ciò dipese essenzialmente dalla buona preparazione, dalla efficacissima azione di Artiglieria, dalla risolutezza, veramente ammirevole, con la quale i reparti del battaglione « Val Baltea » mossero all’attacco.​​​

Fonte: https://www.esercito.difesa.it/storia/pagine/adamello-corno-di-cavento.aspx

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